Venerdì scorso gli indici azionari hanno chiuso in netto ribasso. L'S&P 500 ha perso lo 0,43%, mentre il Nasdaq 100 è crollato dello 0,93%. Il Dow Jones Industrial Average ha perso l'1,05%.

Gli indici azionari hanno continuato a scendere oggi, a dimostrazione della tendenza al ribasso che ha già interessato i mercati finanziari globali. Allo stesso tempo, i prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente, riflettendo l'aggravarsi della situazione geopolitica in Medio Oriente. L'inizio dei bombardamenti statunitensi sul territorio iraniano da parte degli USA è stato un trigger significativo, innescando un massiccio deflusso di capitali dagli asset rischiosi.
Il conflitto nella regione, che si sviluppa alla luce degli obiettivi dichiarati da USA e Israele, comporta molteplici potenziali rischi: azioni di ritorsione da parte dell'Iran, possibile espansione della zona di conflitto e interruzioni nelle forniture energetiche. Quest'ultimo fattore si riflette direttamente sui prezzi del petrolio, che di conseguenza stanno registrando aumenti rapidi.
Questo massiccio deflusso dai mercati azionari è la reazione naturale degli investitori all'aumento dell'incertezza. In periodi di forte tensione geopolitica si preferiscono rifugi più sicuri, come l'oro o i titoli di Stato. Gli eventi in Medio Oriente avranno inevitabilmente un impatto di lungo periodo sull'economia globale, sul comportamento di mercato e sulle strategie di investimento.
L'oro e il dollaro sono cresciuti a causa della domanda di beni rifugio. Gli indici azionari asiatici hanno perso l'1,6% e i futures sugli indici statunitensi sono scesi di oltre l'1%. I contratti futures sugli indici europei hanno perso l'1,7%, segnalando una apertura debole per le contrattazioni azionarie.
I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 7%, superando i 78 dollari al barile, mentre i trader restano concentrati sulla situazione dello Stretto di Hormuz, di fatto chiuso. Questa via d'acqua è cruciale per le forniture petrolifere mondiali.
Con la riduzione del rischio da parte degli investitori, alcuni beni rifugio hanno visto una domanda aggiuntiva. L'oro è salito dell'1,8%, raggiungendo circa 5.375 dollari l'oncia. L'indice del dollaro è aumentato dello 0,4%.
Tra gli altri fattori che hanno innescato il crollo degli indici azionari si segnalano nuovi timori legati all'intelligenza artificiale, potenziali problemi di credito e valutazioni storicamente elevate.

Ieri il presidente USA Donald Trump ha dichiarato che i bombardamenti sull'Iran continueranno finché non saranno raggiunti gli obiettivi prefissati. Ha esortato i leader del Paese alla capitolazione, nonostante le notizie secondo cui almeno un alto funzionario a Teheran avrebbe tentato di riavviare i negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti. Trump ha affermato di essere disposto a negoziare solo con una nuova leadership iraniana.
Per quanto riguarda il quadro tecnico dell'S&P 500, oggi l'obiettivo principale per gli acquirenti sarà superare la resistenza più vicina a 6.819$. Questo consentirebbe di sostenere la dinamica rialzista e aprirebbe la strada verso un nuovo livello di 6.837$. È altrettanto prioritario mantenere il controllo sopra 6.854$ per consolidare la pressione rialzista. Se il prezzo dovesse scendere a causa del calo della propensione al rischio, gli acquirenti dovranno intervenire a 6.801$: un'eventuale rottura spingerebbe rapidamente l'indice verso 6.784$ e aprirebbe la strada a ulteriori ribassi verso l'area di 6.769$.