I prezzi del petrolio sono schizzati alle stelle dopo che il presidente Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti avrebbero inflitto un colpo durissimo all'Iran entro le prossime due o tre settimane, smorzando le aspettative di una rapida risoluzione del conflitto in Medio Oriente, che dura ormai da cinque settimane.

Le elevate tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano ad avere un impatto significativo sui mercati energetici globali. Il prezzo del petrolio Brent, benchmark di riferimento, è schizzato alle stelle, superando i 108$ al barile, con un aumento del 6,6%. La ragione principale di questo forte rialzo è stata la chiusura dello Stretto di Hormuz, una rotta cruciale per il trasporto di idrocarburi dalla regione. La situazione intorno all'Iran, esacerbata dall'azione militare, ha portato a una significativa riduzione dell'offerta di petrolio sul mercato globale.
L'ultimo discorso del presidente statunitense Donald Trump, che gli investitori attendevano con la speranza di una de-escalation, non ha soddisfatto tali aspettative. Invece di preannunciare una possibile fine del conflitto, la sua retorica ha lasciato intravedere un'ulteriore intensificazione delle ostilità. I piani per nuovi attacchi militari, soprattutto se diretti alle infrastrutture energetiche, non favoriscono la riapertura dello Stretto di Hormuz ma anzi aumentano i timori di ulteriori interruzioni delle forniture.
Le dichiarazioni di Trump sono interpretate dagli operatori del mercato delle materie prime come un fattore fortemente negativo. Le aspettative di una riduzione dell'offerta di petrolio a fronte di una domanda globale ancora elevata stanno spingendo i prezzi al rialzo. In assenza di chiari passi diplomatici volti alla de-escalation, i prezzi del petrolio potrebbero continuare a salire, esercitando ulteriore pressione sull'economia globale e alimentando l'inflazione.
Nel suo intervento dalla Casa Bianca, Trump ha inoltre dichiarato che gli obiettivi strategici principali sono «quasi raggiunti». Tuttavia il presidente ha lasciato intendere che le operazioni militari potrebbero intensificarsi a breve, affermando: «Nelle prossime due o tre settimane, li riporteremo all'età della pietra, il posto a cui appartengono».
Evidentemente, il mercato desiderava chiarezza e una prospettiva completamente diversa, soprattutto per quanto riguarda la data di fine del conflitto. Gli investitori, chiaramente non impressionati dalla situazione, sono tornati ad acquistare petrolio, il che ha sostenuto significativamente il dollaro e ha portato a un calo dell'oro.
Nel frattempo il presidente iraniano ha compiuto una mossa inusuale, pubblicando una lettera rivolta agli americani in cui afferma che il suo Paese non è ostile agli Stati Uniti e agisce in autodifesa. Ha avvertito che proseguire sulla via della confrontazione è più costoso e più inutile che mai, sottolineando che gli attacchi alle infrastrutture colpiscono direttamente il popolo iraniano.

Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 106,83$. Questo permetterebbe di puntare a 113,36$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 115,40$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 100,40$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 92,54$, con prospettiva di calare fino a 86,67$.