La chiusura di ieri del mercato azionario è stata contrastata. L'S&P 500 è salito dello 0,11%, mentre il Nasdaq 100 ha guadagnato lo 0,18%. Il Dow Jones Industrial Average ha perso lo 0,13%.

Venerdì scorso i mercati erano chiusi per festività. Oggi i futures sugli indici sono saliti e i prezzi del petrolio sono scesi, poiché gli investitori hanno ricevuto un certo conforto dall'ipotesi che il conflitto in Medio Oriente, durato sei settimane, possa volgere al termine. Nei media circolano notizie secondo cui l'Iran sarebbe favorevole a un cessate il fuoco.
L'indice MSCI Asia Pacific è cresciuto dello 0,2%; il numero di titoli in rialzo e in ribasso nell'indice è rimasto pressoché bilanciato e i titoli tecnologici hanno registrato le migliori performance. I contratti futures sull'S&P 500 hanno recuperato le perdite precedenti e sono saliti dello 0,2%.
Il sentiment positivo è stato alimentato dalle notizie secondo cui Stati Uniti, Iran e un gruppo di mediatori regionali starebbero discutendo i termini di un potenziale cessate il fuoco di 45 giorni, che potrebbe portare alla fine definitiva della guerra. Anche le notizie di un maggior numero di navi in transito nello Stretto di Hormuz hanno contribuito a questo andamento positivo, nonostante le minacce sempre più aggressive del presidente Donald Trump di distruggere le centrali elettriche iraniane a partire da martedì.
Il Brent ha ridotto il precedente rialzo del 2,6%, segnando un +0,9% a circa 110$ al barile, ben al di sotto del picco intraday vicino a 112$. Il rendimento dei Treasury a 10 anni è leggermente sceso, mentre i mercati hanno iniziato a rivalutare i rischi legati all'instabilità geopolitica. Il dollaro statunitense è rimasto sotto moderata pressione a fronte di una maggiore propensione al rischio, mentre lo yen giapponese e il franco svizzero, tradizionalmente considerati beni rifugio, hanno mostrato una certa debolezza. L'euro, invece, è aumentato, riflettendo un miglioramento delle prospettive economiche nell'area euro e una riduzione delle preoccupazioni per l'instabilità regionale. Anche l'oro, normalmente indicatore di tensione geopolitica, è sceso.
«I mercati asiatici, in particolare, reagiscono rapidamente a qualsiasi segnale che indichi la possibilità di evitare scenari peggiori, come un blocco totale delle forniture di petrolio», ha dichiarato Maybank Securities. «Per questo osserviamo un moderato recupero, soprattutto in settori come semiconduttori e beni ciclici».
È evidente che gli operatori di mercato si aggrappano a qualsiasi notizia che possa influenzare il sentiment, dopo che la guerra con l'Iran ha offuscato le prospettive e acuito i timori di inflazione, minando le aspettative di un taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. L'attenzione rimane concentrata sui prezzi dell'energia e sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, un'arteria fondamentale per i flussi di petrolio provenienti dal Medio Oriente.

Per quanto riguarda il quadro tecnico dell'S&P 500, oggi l'obiettivo principale per gli acquirenti sarà superare la resistenza più vicina a 6.590$. Questo consentirebbe di sostenere la dinamica rialzista e aprirebbe la strada verso un nuovo livello di 6.603$. È altrettanto prioritario mantenere il controllo sopra 6.616$ per consolidare la pressione rialzista. Se il prezzo dovesse scendere a causa del calo della propensione al rischio, gli acquirenti dovranno intervenire a 6.577$: un'eventuale rottura spingerebbe rapidamente l'indice verso 6.563$ e aprirebbe la strada a ulteriori ribassi verso l'area di 6.552$.