Ieri i prezzi del petrolio sono aumentati a causa dei rinnovati scontri tra le forze statunitensi e iraniane, offuscando le prospettive di un accordo per porre fine alla guerra che dura da 10 settimane.

Il Brent è salito del 2,9% fino a 103$ al barile, per poi arretrare leggermente, mentre il WTI si è portato vicino a 96$ al barile.
L'aumento è seguito agli attacchi delle forze americane contro obiettivi militari in Iran. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che i tre cacciatorpediniere statunitensi attaccati dall'Iran sono riusciti a lasciare lo stretto senza subire danni. Riferendosi all'Iran, ha aggiunto: «In futuro li colpiremo molto più duramente e severamente, se non firmeranno l'accordo».
L'attenzione del mercato petrolifero resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, di fatto chiuso dall'inizio della guerra a fine febbraio. Ne è conseguito uno shock di approvvigionamento senza precedenti: i flussi di greggio sono stati interrotti e molti pozzi nella regione sono fermi. La via marittima è soggetta a un doppio blocco: Teheran impedisce il traffico marittimo, mentre gli Stati Uniti vietano alle navi di entrare o uscire dai porti iraniani.
Questa situazione pone il petrolio tra due rischi opposti: la diplomazia da una parte e l'escalation dall'altra. I mercati concedono ancora una possibilità all'ipotesi di pace, ma non abbastanza da eliminare il premio per rischio incorporato nei prezzi.
Gli ultimi scontri acuiscono la tensione regionale, mentre gli Stati Uniti cercano una via d'uscita dal conflitto che sta gravando sempre più sui consumatori a causa del forte aumento dei prezzi al dettaglio di benzina e diesel. Questa settimana l'amministrazione Trump ha proposto nuovamente a Teheran la riapertura delle rotte commerciali, ma i leader iraniani non hanno ancora indicato se accetteranno le condizioni.
Oggi gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che i loro sistemi di difesa aerea hanno intercettato missili e droni lanciati dall'Iran. A quanto pare, le offensive sono iniziate dopo che gli EAU hanno autorizzato l'uso delle loro basi militari da parte degli Stati Uniti.

Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 100,40$. Questo permetterebbe di puntare a 106,80$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 113,80$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 92,50$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 86,67$, con prospettiva di calare fino a 81,38$.