Il Brent ha perso quasi il 5% del suo valore, scendendo a 83 dollari al barile, il WTI si è avvicinato a 80 dollari. Questo è accaduto subito dopo l'accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran, volto ad aprire lo Stretto di Hormuz e a porre fine alla guerra durata quattro mesi che ha scosso i mercati energetici globali. Attualmente, circa 600 navi stanno valutando la possibilità di lasciare il Golfo Persico: il primo segnale tangibile di ripresa.

Nel fine settimana, Trump ha scritto sui social di autorizzare la riapertura gratuita dello Stretto. La cerimonia di firma è prevista per venerdì in Svizzera con la partecipazione del vicepresidente Vance.
Il viceministro degli Esteri iraniano Gharibabadi ha confermato il raggiungimento dell'accordo, ma il testo del documento sarà pubblicato solo dopo la firma. L'accordo quadro prevede una proroga della tregua di 60 giorni e pone le basi per i negoziati sul programma nucleare iraniano. Trump ha tuttavia avvertito subito: se non si raggiungerà un'intesa sulla questione nucleare, le operazioni militari potrebbero riprendere.
La reazione del mercato è stata rapida, tuttavia i trader hanno assunto una posizione prudente. L'apertura dello Stretto non è uno "switch" istantaneo. In primo luogo, è necessario lo sminamento. In secondo luogo, le compagnie assicurative potrebbero mantenere a lungo premi elevati anche dopo una formale riapertura. In terzo luogo, il ripristino della produzione nei giacimenti del Golfo Persico, fermatisi durante il conflitto, richiederà mesi a causa di problemi tecnici e geologici e dei danni alle infrastrutture. Anche le scorte strategiche e commerciali di petrolio, diminuite a ritmi record, dovranno essere ricostituite, il che costituisce una domanda aggiuntiva che in parte compenserà l'aumento dell'offerta.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 81,40$. Questo permetterebbe di puntare a 86,67$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 92,54$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 74,85$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 67,77$, con prospettiva di calare fino a 59,90$.