Il petrolio oscilla in un range ristretto, alla ricerca di un equilibrio dopo il crollo trimestrale storico. Il Brent ha superato i 72$ al barile, il WTI si mantiene intorno ai 69$. Il mercato sta assimilando due fattori chiave che vanno nella stessa direzione: il ripristino del traffico nello Stretto di Hormuz e il segnale di aumento dell'offerta da parte dell'OPEC+. Entrambi sono elementi fondamentalmente ribassisti; solo il residuo premio geopolitico impedisce ai prezzi di scendere ulteriormente.

Il transito attraverso lo Stretto continua a riprendersi, seppur con un certo nervosismo. Domenica sono emersi segnali di una ripresa del traffico marittimo attraverso il corridoio protetto dagli Stati Uniti, il giorno dopo che alcuni mercantili avevano operato inspiegabili inversioni di rotta. Le marine occidentali segnalano comunque una minaccia sostanziale e la possibile presenza di mine nella parte centrale dello Stretto, spingendo le navi a evitare l'attenzione militare iraniana. Questa doppia realtà è cruciale: fisicamente il petrolio torna sul mercato, ma la paura residua sulla sicurezza impedisce ai prezzi di crollare del tutto.
La decisione dell'OPEC+ fornisce un argomento ribassista aggiuntivo. Sette paesi, guidati da Arabia Saudita e Russia, hanno concordato un aumento delle quote di circa 188.000 barili al giorno, proseguendo l'allentamento delle restrizioni introdotte alcuni anni fa. Per ora si tratta in buona parte di volumi potenziali, ma il segnale è chiaro: il gruppo è pronto a incrementare la produzione man mano che la situazione si normalizza. I grandi produttori del Golfo stanno già riprendendo rapidamente la produzione. Le esportazioni dell'Arabia Saudita hanno già raggiunto i livelli prebellici e anche gli Emirati Arabi Uniti, che si erano ritirati dall'OPEC durante il conflitto, hanno ripreso le forniture.
Non sorprende che le banche di Wall Street mantengano un bias ribassista e prospettino ulteriori cali. Dopo il -30% del Brent nel secondo trimestre, Citigroup segnala la possibilità di tornare verso i 60$ entro fine anno. In sintesi: il contesto politico resta teso, ma per ora non ostacola la normalizzazione dell'offerta.

Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 69,58$. Questo permetterebbe di puntare a 71,69$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 73,79$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 67,22$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 63,79$, con prospettiva di calare fino a 59,96$.