Ieri la coppia EUR/USD non è riuscita a consolidarsi sopra la soglia di 1,12. Dopo aver aggiornato il massimo di due settimane a 1,1238, la coppia è arretrata e ha chiuso la seduta di lunedì a 1,1187. Un sostegno al dollaro è arrivato dall'indice ISM manifatturiero, molte delle sue componenti sono risultate in "zona verde", compreso l'indicatore headline.
Il report è stato indubbiamente robusto e si è inserito in modo coerente nel quadro favorevole per il dollaro: crescita solida dell'economia USA nel terzo trimestre (+3,4%), accelerazione del core PCE a settembre (a 3,1%) e PMI statunitensi piuttosto forti. L'ISM ha rappresentato un ulteriore elemento a sostegno del mantenimento della politica monetaria restrittiva della Fed.

Tuttavia i venditori di EUR/USD non sono riusciti a sfruttare appieno questo contesto favorevole. E questo non è dovuto solo all'attesa dei risultati delle elezioni di metà mandato statunitensi: a deludere i tori del dollaro è stata la natura non del tutto inequivocabile dell'ISM di ottobre, con alcune sue componenti che hanno destato preoccupazione tra i trader, soprattutto in vista dei dati ufficiali sul mercato del lavoro statunitense.
Ma partiamo dagli aspetti positivi. Ce ne sono in abbondanza.
Primo: l'indice headline ISM è salito a 55,5 punti da 54,5 di settembre, mentre la maggior parte degli analisti si aspettava una conferma del valore precedente. Il settore manifatturiero USA resta in espansione per il decimo mese consecutivo, segnale di una dinamica positiva sostenuta.
Secondo: ad ottobre sono migliorate diverse componenti chiave del report. L'indice della produzione è balzato da 56,7 a 59,0 punti — il massimo da novembre 2021. L'indice dei nuovi ordini è salito a 55,5 e l'indice degli ordini esteri a 51,2. Le scorte clienti rimangono piuttosto basse, a 41,6 punti: questa combinazione suggerisce un potenziale di ulteriore crescita della produzione, poiché le imprese devono non solo rifornire gli ordini in entrata, ma anche ricostituire le scorte di magazzino.
Globalmente questi risultati sono coerenti con i PMI preliminari S&P Global pubblicati per ottobre. Ricordo che il PMI composito è stato 57,6 punti, mostrando una crescita dei nuovi ordini. Inoltre i dati preliminari sul PIL USA del terzo trimestre hanno confermato la solidità della domanda interna: le vendite finali ai compratori domestici privati sono aumentate di quasi il 5% annuo (4,9%).
Terzo: anche la componente inflazionistica dell'indice ISM manifatturiero ha sostenuto il dollaro. Pur scendendo da 77,9 a 75,2 punti, resta su livelli molto elevati. I prezzi pagati sono aumentati ancora ad ottobre, seppure più lentamente che a settembre. Secondo il rapporto, i prezzi elevati dei metalli e dei prodotti petroliferi, le restrizioni tariffarie e le conseguenze del conflitto in Medio Oriente stanno esercitando pressione sui produttori.
Tornando ai PMI statunitensi, va evidenziato che il report di S&P Global ha mostrato un quadro coerente: i prezzi alla produzione sono aumentati in ottobre al ritmo più rapido dall'agosto 2022. Per la Fed è un segnale preoccupante, perché indica che le imprese continuano a trasferire sui consumatori l'aumento dei costi. In presenza di una domanda interna sostenuta, questa dinamica aumenta il rischio che l'inflazione rimanga elevata, giustificando una retorica più "falco" da parte del regolatore.
Eppure l'ISM di ottobre non è perfetto. Una mosca nel latte è il componente dell'occupazione, che ha rallentato inaspettatamente da 52,7 a 52,4. Non si tratta ovviamente di una contrazione dell'occupazione — il valore resta in zona di espansione sopra la soglia dei 50 punti — ma il ritmo di crescita dell'occupazione si è effettivamente affievolito, nonostante la forte accelerazione dell'attività produttiva. Alla luce degli ultimi dati (di settembre) sul mercato del lavoro USA, questa componente desta una certa preoccupazione: anche un lieve rallentamento delle assunzioni nel manifatturiero deve far riflettere su possibili problemi occupazionali.
Inoltre, nonostante la crescita dell'attività produttiva, il sentiment delle imprese è peggiorato per il terzo mese consecutivo. In ottobre la quota di commenti positivi è stata soltanto il 34%, mentre quelli negativi erano il 66%. Secondo l'ISM, tra i feedback negativi la ragione più citata è stata l'instabilità dei prezzi (nel 62% dei casi). Il 41% degli intervistati ha segnalato ritardi nelle forniture, il 25% vincoli tariffari e il 21% gli effetti della guerra con l'Iran. I produttori americani continuano quindi a confrontarsi con un insieme di problemi che complicano la pianificazione e innalzano i costi di produzione. Alcuni di questi fattori possono anche creare una percezione fuorviante di solidità: ad esempio, l'allungamento dei tempi di consegna può formalmente sostenere il calcolo dell'indice ISM headline, ma in realtà può derivare più da problemi logistici che da un forte aumento della domanda.
In altre parole, l'ISM manifatturiero di ottobre è meno netto di quanto appaia a prima vista. Da un lato il settore manifatturiero continua a espandersi solidamente e la pressione sui prezzi resta elevata; dall'altro lato la dinamica dell'occupazione e il deterioramento del sentiment fanno dubitare della sostenibilità di questa crescita.
In tale contesto, i dati NFP di ottobre, in uscita venerdì, assumono una grande rilevanza. Se il report ufficiale mostrerà una crescita robusta dell'occupazione, le preoccupazioni sul mercato del lavoro (anche nel manifatturiero) si attenueranno e il dollaro riceverà ulteriore sostegno. Se invece i Nonfarm dovessero risultare negativi (soprattutto se combinati con un aumento della disoccupazione), la situazione potrebbe volgere a favore degli acquirenti di EUR/USD. In tal caso la Fed sarebbe costretta a prestare maggiore attenzione al rischio di rallentamento del mercato del lavoro, malgrado la persistenza delle pressioni inflazionistiche.
Va però ricordato che, prima dei Nonfarm, ci saranno le elezioni di midterm per il Congresso USA, evento che rappresenta oggi la principale fonte di incertezza per le coppie in dollari. I primi risultati preliminari del voto possono modificare bruscamente il sentiment su EUR/USD, soprattutto se una delle parti dovesse sorprendere mantenendo o conquistando il controllo di entrambe le Camere — Senato e Camera dei Rappresentanti.
Perciò, nonostante il "colore verde" dell'indice ISM headline e di molte sue componenti, è prematuro assumere che il dollaro resti saldamente rafforzato. Dato il peso degli eventi imminenti, è consigliabile non affrettare l'apertura di posizioni su EUR/USD: già domani la situazione potrebbe ribaltarsi a favore dei venditori o degli acquirenti.