Lo yen giapponese ha toccato un nuovo minimo dal 2024, avvicinandosi alla soglia psicologica di 160 per dollaro. Sullo sfondo dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, gli investitori stanno massicciamente riducendo le posizioni sugli asset rischiosi. Il balzo del prezzo del petrolio fino a circa 100 dollari al barile aumenta la pressione inflazionistica sull’economia del Giappone, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche.
La valuta nazionale ha perso lo 0,2% durante la sessione di negoziazione, raggiungendo 159,69 per dollaro. Gli analisti osservano che la volatilità attuale è tra le più elevate mai registrate. Takafumi Onodera di Mitsubishi UFJ Trust & Banking Corp. ritiene che la combinazione di petrolio caro e rendimenti elevati dei titoli del Tesoro statunitensi renda praticamente inevitabile il raggiungimento di 160 per il cambio dollaro-yen. Al contempo, gli esperti dubitano della prontezza di Tokyo a intervenire immediatamente sul mercato valutario.
Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha confermato venerdì che le autorità giapponesi mantengono contatti «più stretti del solito» con le loro controparti statunitensi, ma non ha annunciato piani concreti per sostenere il tasso di cambio. La retorica ufficiale di Tokyo è per ora orientata al monitoraggio della velocità dei cambiamenti piuttosto che alla difesa di livelli di cambio specifici. La soglia per un intervento reale resta elevata, poiché l’apprezzamento del dollaro è sostenuto da fattori fondamentali: solidi dati macroeconomici statunitensi e il conflitto militare in Iran.
Il contesto politico interno sta esercitando ulteriore pressione sullo yen. L’ottimismo suscitato dopo la recente vittoria elettorale di Sanae Takaichi è stato rapidamente sostituito dal timore per la futura politica della Banca del Giappone. Le notizie su un atteggiamento prudente del primo ministro rispetto a ulteriori rialzi dei tassi e la nomina di sostenitori di una politica monetaria più accomodante nel consiglio dei governatori hanno tolto alla valuta il sostegno dato dal differenziale dei tassi.
In un contesto in cui il petrolio funge da catalizzatore dell’inflazione e le autorità si limitano per ora a interventi verbali, i trader continuano a mettere alla prova la risolutezza del Ministero delle Finanze giapponese ai minimi storici.