Il massiccio sell-off dei titoli azionari europei del settore dei servizi alle imprese, che dura da 16 mesi per timori legati all’intelligenza artificiale, si è rivelato sproporzionato rispetto alle minacce reali. Secondo un rapporto degli analisti di Bernstein pubblicato il 15 maggio 2026, il mercato azionario ha sovrastimato i rischi che gli algoritmi possano sostituire la forza lavoro umana.
Gli investitori si sono disfatti di titoli attendendosi tagli massicci di personale d’ufficio. I dati reali però smentiscono queste paure. Secondo le statistiche del gruppo globale di risorse umane Adecco, soltanto l’1,4% del totale dei licenziamenti aziendali è oggi direttamente legato all’adozione dell’IA.
Produttività anziché licenziamenti
Bernstein sottolinea che l’adozione delle reti neurali funziona soprattutto come motore di aumento della produttività, non come strumento di automazione totale. I dati storici dimostrano una solida correlazione tra progressi tecnologici e ampliamento complessivo dell’occupazione (negli Stati Uniti, tale indicatore raggiunge l’80% su base annua e il 100% su orizzonte decennale).
Anche le previsioni di base di McKinsey, che ipotizzano l’automazione del 30% del tempo di lavoro in Europa e negli USA entro il 2030, indicano una trasformazione delle professioni e un «arricchimento» del lavoro umano tramite tecnologia, più che un collasso del mercato del lavoro.
Impatto dell’IA fortemente segmentato
- Zona di rischio: aziende specializzate in data processing, traduzioni e assistenza clienti di base. Questi ambiti sono già sotto pressione su margini e volumi perché le attività sono facilmente automatizzabili.
- Zona di resilienza: agenzie per il reclutamento di personale operativo e società di testing fisico. Questi segmenti restano strutturalmente poco vulnerabili grazie alla natura fisica del lavoro, ancora non replicabile dalle attuali tecnologie generative.