La politica restrittiva della Federal Reserve statunitense rallenterà, ma non fermerà, la corsa globale all'oro. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, gli investitori non devono farsi prendere dal panico per il rialzo del tasso base di settembre e per un passo analogo atteso a ottobre. La banca ha confermato le sue previsioni a lungo termine: entro la fine del 2027, un'oncia del metallo prezioso costerà 5.400 dollari.
L'analista Lina Thomas ha riconosciuto che i tassi elevati raffreddano temporaneamente la domanda da parte degli ETF. Per questo la valutazione "fair" dell'oro a fine anno è stata leggermente rivista al ribasso, da 4.900 a 4.650 dollari l'oncia. Rimane comunque ben al di sopra dei livelli spot attuali, intorno a 4.350 dollari. Goldman Sachs è convinta che già da settembre 2027 la Fed inizierà ad abbassare i tassi e lo farà tre volte, quindi la traiettoria finale del prezzo resta invariata.
Il principale sponsor del futuro rally sono le banche centrali mondiali, che ignorano la retorica del regolatore americano. Secondo i calcoli degli analisti, i regolatori acquistano oro a un ritmo impressionante — circa 91 tonnellate al mese contro la norma storica di 17 tonnellate fino al 2022. È proprio questa domanda statale insaziabile che dovrebbe garantire all'asset una crescita finale del 23% e compensare qualunque elemento negativo di mercato.
Gli investitori continuano a utilizzare massicciamente opzioni call sull'oro come copertura contro catastrofi macroeconomiche, lasciando spazio a una crescita dei prezzi ancora più esplosiva. Goldman Sachs però formula una piccola avvertenza per i pessimisti: se la Fed dovesse improvvisamente adottare una postura inusitatamente aggressiva, il mercato potrebbe subire una correzione rapida e dolorosa.